*Racconti
L’Ander de le Mate
(tratto da Cansiglio Nostra Signora - autore Toio de Savorgnani)

Appena sotto forcella Palantina, però tanto ben nascosta da risultare quasi invisibile, si trova un’ampia grotta dal fondo accidentato però percorribile,detta l’Ander de le Mate.
Ma che cosa significa “Mate”? Difficile che rievochi il ricordo di alcune donne uscite di senno mentre non si può del tutto escludere che, trattandosi di una cavità, fosse associata al principio della femminilità per cui uno dei nomi antichi, ma non il più antico, fosse Ander de la Mater oppure il nome potrebbe derivare dall’uso di ricoverarci le pecore. Di sicuro bisogna tornare molto indietro nel tempo, anche di migliaia d’anni.
E’ uno dei posti più misteriosi del Cansiglio e più carichi di energia. Infatti ad andarci e a mettersi in ascolto è quasi impossibile non sentirsi invadere da sottili inquietudini, inspiegabili paure e, a volte, violenti brividi. Energie positive o negative? Difficile dare una risposta univoca.
Sembra di percepire delle presenze, come se qualcuno o qualcosa ancora abitasse l’antro. Questo può accadere agli animi più sensibili ed aperti. Tutto logico, fin troppo. La Palantina è un valico, da sempre un importante luogo di passaggio, con un esile sentiero che arriva da sud, dalla parte della pianura, la cosiddetta “furlana”.
Sentiero che piega verso ovest e in pochi minuti fa giungere olla forcella dalla quale si vedono sia il Pian Cansiglio che i monti Pizzoc e Millifret. Poche centinaia di metri più a valle dell’antro si trova una lama, quindi una preziosa ed inaspettata riserva d’acqua, lassù a 1600 metri di quota, in zona intensamente carsica. Buona per gli uomini ma anche per gli animali, che qui venivano a bere diventando prede di antichi cacciatori.
Per molti motivi un valico non è luogo da abitare. Questa cognizione era più che ovvia per i nostri progenitori ma è una delle tante conoscenze che si sono perse, qui da noi, da chissà quanto tempo, invece in aspre e lontanissime montagne nessun umano normale costruirebbe la propria casa in cima ad un passo, poiché in quella zona di separazione ma anche di collegamento tra due valli vi è la dimora di demoni e spiriti della Natura, entità comunque da temere e alle quali è opportuno rivolgersi solo in caso di necessità, meglio se non direttamente bensì attraverso le pratiche di professionisti del rapporto con l’invisibile, cioè monaci, sciamani, maghi ed eremiti.
Così, forse, tornando indietro nel tempo di migliaia e migliaia d’anni, l’Ander de le Mate svolgeva una funzione ben precisa, quando piccoli gruppi di cacciatori nomadi si spostavano in cerca di animali da predare. Non conoscevano ancora l’agricoltura o forse la montagna era il luogo in cui rifugiarsi per sfuggire dalle pianure paludose e malariche, sopportabili solo in inverno quando, su in alto, boschi e crode erano coperti di neve e resi sterili dal gelo.
A primavera le tribù, i clan, le famiglie, prima sostavano in collina e poi, quando le prede cominciavano ad essere più rare poiché migravano verso l’alto, anche loro salivano verso i boschi freschi e verso la piana dei Cansiglio nascosta al loro interno, e forse proseguivano verso i gruppi dolomitici più a nord. Oppure, se il Piave costituiva una invalicabile barriera, si sparpagliavano sui vari rilievi alla sua sinistra orografica.
Già allora i valichi erano temuti poiché ritenuti la dimora di spiriti irascibili a cui dover rendere omaggio, porgendo offerte per non venir puniti o danneggiati, spiriti in grado di scatenare la bufera e provocare frane mortali, se offesi, o di comparire sotto forma di animali pericolosi contro i quali a nulla valevano frecce o lance. Ecco da dove deriva quel senso di inquietudine e disagio che anche noi moderni, che ci riteniamo emancipati dalle ancestrali paure dei primitivi, proviamo a volte in questi luoghi particolari e selvaggi.
E’ per questo che sui valichi sono quasi sempre posti segni di religiosità quali croci, capitelli e cappelle, o almeno quelle piccole piramidi di sasso dette “ometti”, alle quali ogni viandante consapevole aggiunge un ciottolo quale richiesta di protezione e resa di omaggio al mistero.
L’Ander de le Mate era una tappa obbligata ma non per passarci la notte, bensì per recarsi in visita agli stregoni che vi abitavano, un piccolo gruppo di sciamani, uomini e donne, che conoscevano il segreto dell’accensione del fuoco e ne insegnavano la conservazione, che sapevano vedere le malattie dentro il corpo, scacciavano gli spiriti parassiti, curavano con erbe, minerali, cristalli e terre, sapevano indicare il luogo esatto e il momento in cui sarebbero comparsi gli animali da cacciare.
Gente strana, diversa da tutti gli altri, che si passava i segreti del mestiere di generazione in generazione. Gli antichi cacciatori non avevano il coraggio di dormire all’Ander, se ne guardavano bene, ma si accampavano per la notte un po’ più in basso, da qualche parte sul Torrion.
Di passaggio all’Ander, alle prime luci dell’alba andavano ad incontrare stregoni e stregonesse (che fossero loro le Mate o Mater o almeno le lontane antenate, in tempi più recenti chiamate streghe?), chiedevano consigli e previsioni per le cacce o sull’andamento della stagione, chi ne aveva bisogno si faceva curare e riceveva sacchetti di pelle con miscele di erbe o scuri impasti di resine o amuleti.
A volte venivano officiati drammatici riti di esorcismo che però potevano concludersi anche con la morte dell’esorcizzato, quando gli spiriti erano troppo potenti e non accettavano di perdere la loro vittima, ma in quei casi correvano grossi rischi anche gli sciamani che potevano impazzire o smarrire la loro anima nelle Terre Intermedie, dette per questo ancor’oggi “i cimiteri degli stregoni”.
Sembra che fossero casi relativamente frequenti. Quello della magia è sempre stato un mestiere pericoloso.
Abbandonato l’Ander i piccoli gruppi si dirigevano verso la piana del Cansiglio, dove giungevano prima di notte, in tempo per allestire l’accampamento.
Non è da escludere a priori che i primitivi maghi dell’Ander si siano in qualche modo fatti da loro stessi la strana grotta, infatti sono troppe le coincidenze da non risultare almeno sospette: la grande grotta è situata appena sotto il valico per proteggersi dal vento, ampia ma con il fondo in discesa verso l’interno per ripararsi alla vista di chi arrivava, un cocuzzolo roccioso opportunamente modellato proprio davanti per vedere senza essere visti, per organizzare una efficace difesa in caso di attacco o anche solo per controllare la presenza degli animali in abbeverata alla vicina lama.
Ma l’elemento distintivo, più che evidente a chi sa interpretare questi segni e tale da levare quasi ogni dubbio, è quel grosso foro sulla volta all’estrema sinistra per chi entra. E’ semplicemente un camino, apparentemente un cedimento naturale ad opera dell’erosione carsica, ma messo proprio nel punto giusto. Troppo giusto per essere casuale.
Di questi terribili poteri sembra che si sia persa ogni traccia e memoria, invece le lontane montagne dell’Himalaya sono disseminate di grotte di questo genere, risultato delle capacità acquisite con la meditazione, le privazioni, le iniziazioni e la spersonalizzazione: solo chi sa rompere, allora come ora, la dura scorza dell’egoismo personale e dell’io individuale riceve in premio la possibilità di accedere all’infinita riserva dell’energia universale per cui tutto diventa possibile. Anche il ricavarsi una dimora dalla dura roccia.
Un altro luogo da stregoni e non da “normali” era il Bus de la Lum, che è troppo grande e troppo pauroso per non essere temuto. Una tale voragine doveva per forza essere considerata una specie di porta, accesso diretto alle oscure profondità della terra, attraverso la quale uscivano energie sotterranee e potenti. Quindi un luogo da sciamani che qui evocavano le forze telluriche, le assoggettavano al proprio volere e le dirigevano verso i risultati richiesti: far piovere se il periodo era secco o far cessare la pioggia se impediva la caccia, far fuggire spiriti maligni e parassiti, invocare la protezione delle molte divinità benefiche e protettrici. Infatti attorno al grande occhio di tenebra si stanno trovando molti segni di quelle antiche presenze.
Anche il Bus de la Lum è poi legato alle presenze femminili e all’acqua, essendo considerato la dimora delle Anduane ed una delle vie più importanti attraverso la quale l’acqua della pioggia che cade sull’altipiano del Cansiglio va ad alimentare le risorgive della pedemontana e sopratutto della Livenza.

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